Tutte le pratiche che Swami Satyananda ha insegnato, da asana a pranayama, rilassamento e yoga nidra, sono tutte tecniche di consapevolezza.[…]Ciò che rende speciale la tradizione di  Yoga Satyananda è il fatto che essa insegna, evidenzia ed incoraggia l’uso e l’applicazione della consapevolezza.

Se partecipate a una lezione di yoga, vi è richiesto di essere consapevoli fin dal momento in cui entrate nella classe o nella sala. Non importa che cosa eseguiate o come, ma dovete essere consapevoli. Siamo addestrati a sviluppare ed espandere quella consapevolezza. Tuttavia, non lasciamo rimanere questa consapevolezza nella classe o sul nostro tappetino di yoga dopo che abbiamo finito le pratiche. L’abbiamo continuamente. A lezione, mediante asana o la respirazione, pranayama, la tecnica di yoga nidra o di antar mouna, stimoliamo la consapevolezza. Poi ci spostiamo, continuiamo la nostra vita quotidiana, e la nostra consapevolezza è con noi. C’è sempre e sempre dovremmo applicarla.

Abbiamo sentito parlare della consapevolezza del respiro. Nell’istruzione dei bambini in classe o in qualsiasi tipo di campo d’applicazione dello yoga, dovrebbe esserci consapevolezza: “Che cosa sto facendo?” Questa è consapevolezza. Questa consapevolezza può aver luogo in ogni momento della nostra vita quotidiana. Che cosa è questa consapevolezza?

Che cosa è la consapevolezza?

Ho dovuto scoprirlo ed esplorarlo un po’ più approfonditamente, perché visitando molti paesi, ho scoperto che in varie lingue non ci sono parole per indicare la “consapevolezza”. In alcune lingue c’è solo un’unica parola per “mente”, “coscienza” e “consapevolezza”. Così ho dovuto riflettere profondamente per spiegare che cosa significa consapevolezza. Ho avuto la risposta guardando un documentario della BBC. Venivano condotti degli esperimenti sulla consapevolezza degli esseri umani che vivevano in condizioni e situazioni metropolitane. La dichiarazione finale di questo documentario da parte di eminenti ricercatori è: “Avete gli occhi, gli occhi sono aperti e voi guardate, ma se non c’è consapevolezza, non vedete”. Perciò, la consapevolezza è la differenza fra “guardare” e “vedere”; la consapevolezza è la differenza fra “udire” e “ascoltare”.[…]

Muoversi dalla consapevolezza grossolana a quella sottile

Questo utilizzo e applicazione della consapevolezza è quello che direi sia il vessillo principale della tradizione Yoga Satyananda. Che sia per la salute, per i bambini nelle scuole, nelle prigioni o per la realizzazione interiore, quello che si utilizza è la consapevolezza. Sono così lieto e grato a questa tradizione che mi ha educato alla consapevolezza.

Se praticate Satyananda Yoga e specialmente se insegnate Satyananda Yoga, inserite la consapevolezza nelle pratiche, includete la parola “consapevolezza”. Usate questo termine. Richiedete agli allievi, ai praticanti, di essere consapevoli. Se praticate yoga, sia in questa tradizione o in qualunque altra tradizione, praticate con consapevolezza. Chiedetevi: “Che cosa sto facendo?

Che cosa sto facendo adesso? Di che cosa sto facendo esperienza ora?” Allora questo approccio ed atteggiamento sarà utile anche nel: “Dove sto andando? Da dove vengo? Qual è la mia direzione?” Ciò produrrà una consapevolezza del vostro scopo nella vita, consapevolezza del vostro dharma, consapevolezza di quale sia il vostro ruolo, consapevolezza di ciò che è appropriato.[…]

Sono certo che chiunque sia qui per questo periodo, per il Convegno e il Giubileo d’Oro, venga educato in ogni area, in ogni aspetto. Non solo veniamo educati, ma siamo anche tutti scienziati. Come è stato detto da altri relatori, noi siamo il ricercatore ed il laboratorio. Siamo gli studenti e lo scienziato.

Tratto dal Discorso di Swami Anandananda

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